Smaltimento Amianto

Lo smaltimento dell'amianto

Sapevate che già ai tempi dei romani l’amianto sotto forma di minerale, era largamente diffuso e veniva utilizzato come coadiuvante nelle cremazioni dei morti? Che Marco Polo, internamente ai suoi testi, ne citò l’utilizzo per tessuti adibiti alla creazione di tovaglie? O, che ci sono credenze popolari che attribuiscono l’origine dell’amianto proprio alle salamandre, notoriamente conosciute per la loro leggendaria capacità di sfidare il fuoco ed uscirne illese?

Abbiamo esempi di presenza dell’asbesto nelle centrali termiche (come materiale termoresistente), nei pannelli portanti di edifici quali scuole ed ospedali (più frequentemente nella sua forma di eternit, o cemento-amianto), nei serbatoi e nelle condutture dell’acqua, nei pavimenti e nei rivestimenti del suolo (vinil-amianto, linoleum), in vecchi tipi di elettrodomestici ed in sistemi domestici di distribuzione del calore. Ne hanno fatto largamente uso il settore dei trasporti (spaziando dai freni alle guarnizioni, dalle frizioni alle vernici) e quello tessile (imballaggi, capi di abbigliamento ignifughi, sipari, stivali). Ma, contro qualsiasi previsione, ne troviamo traccia anche in elementi insospettabili: anche le sabbiette artificiali con cui giocavano i bambini ed i trattamenti con cui veniva preparato il riso per il mercato giapponese hanno dovuto subire un’opera di smaltimento amianto.

Eppure, pur trattandosi di un materiale sorprendentemente versatile, ciò che non possiamo fare a meno di sottolineare quando valutiamo l’esigenza di un intervento di smaltimento amianto, è la sua indelebile fama di elemento cancerogeno per il corpo umano. Tanto più alla luce di un’ultima considerazione: la sua diffusione è stata così ampia e così a lungo protratta nel tempo che ogni giorno porta ancora con sé, a più di vent’anni dalla messa al bando, qualche nuova, concitata richiesta di rimozione. Ed il censimento di qualche nuova, dimenticata struttura.

Quanto costa lo smaltimento amianto?

Ma è obbligatorio bonificare l’amianto?

Questa è una domanda che spesso ci viene fatta dalle persone che ci chiamano perché hanno un manufatto in amianto e che di fronte alla babele di leggi statali, regionali ed anche comunali, non sanno come comportarsi. La risposta è no. Ad oggi non esiste una legge che obblighi la bonifica del cemento amianto, anche se bisogna fare dei distinguo da non sottovalutare.

In primo luogo se si possiede un manufatto in eternit la prima cosa da mettere in atto è la valutazione dello stato di degrado del cemento amianto. Questa valutazione deve essere redatta da una persona abilitata ad eseguire perizie sul questo materiale. In base alla valutazione che può essere discreto, scadente o pessimo, si possono decidere le azioni successive da fare.

Teniamo però presente che negli ultimi anni le amministrazioni comunali e regionali, nonché le amministrazioni statali, stanno ponendo forte l’accento sulla pericolosità del cemento amianto e da una decina di anni sono state messe in campo azioni concrete per bonificare l’amianto, che è presente tutt’ora nel nostro paese in grandissime quantità. Mi riferisco in particolare ad azioni di censimento delle copertura in amianto, tramite lettere scritte ai proprietari o con l’utilizzo di droni, che dall’alto sorvolano i paesi e fotografano le coperture in amianto. Senza contare i numerosi bandi che incentivano lo smaltimento amianto dei manufatti, come ad esempio il famosissimo bando Inail o l’Ecobonus che permette una detrazione fiscale per chi decide di sostituire il tetto in eternit con una copertura a risparmio energetico.

Tutte queste azioni di controllo unite ai controlli che mettono in campo le amministrazioni locali, come Asl o comune, ci delimitano il campo di azione.
Quindi sì è vero non sono obbligato ma cominciare a pensare ad un intervento di smaltimento amianto adesso, ci mette al riparo da eventuali prescrizioni che impongono la bonifica in tempi brevi. Non da ultimo anche le corti di giustizia hanno messo un piede dentro a questo delicato argomento: le malattie che l’amianto provoca al nostro corpo. Sono innumerevoli le ricerche scientifiche che da anni studiano le malattie definite asbesto-correlate, cioè i tumori che le fibre di amianto, quando respirate, provocano soprattutto a carico dell’apparato respiratorio. Ma la giustizia cosa c’entra? Il nesso è presto spiegato: sono emersi tantissimi casi di lavoratori che hanno prestato la loro opera all’interno di strutture dove è presente l’amianto e che si sono poi ammalate di carcinoma polmonare. Teniamo presente che la latenza di questa malattia, cioè la sua insorgenza, può manifestarsi anche dopo 20-30 anni dal momento in cui abbiamo respirato le fibre. Dalle ultime sentenze della corte di Cassazione, l’ultima in ordine cronologico è datata 10 Giugno 2019, la Corte ha stabilito che il datore di lavoro deve risarcire il dipendente o i suoi eredi perché non ha adottato misure drastiche contro l’esposizione all’asbsesto.

In definitiva non voglio terrorizzarvi ma è bene sapere ciòe valutare i rischia cui si può andare incontro. E sicuramente il modo migliore per dare un taglio netto ad eventuali problematiche dovute alla presenza dell’eternit è la rimozione e smaltimento amianto che elimina in modo definitive qualsiasi problema di oggi ma anche di domani.